Quanti battiti d'ali stiamo cogliendo o stiamo spezzando adesso?

Purtroppo quante volte succede, mentre si viaggia veloce in macchina, di vedere spezzarsi il battito d'ali di una farfalla che sta passando davanti. E così il proprio tempo e il proprio tran tran si impongono sulla natura vitale. E un momento dopo, magari nemmeno ci si ricorda più di quel battito d'ali spezzato.

Allo stesso modo, quante volte si spezza improvvisamente il battito d’ali di un'emozione che sta emergendo dentro di sé: si avverte un moto vitale, piacevole o spiacevole che sia.. e quel battito d’ali si spezza, perché non c’è tempo, ci sono impellenze quotidiane, c’è una coazione a ripetere le solite faccende, una coazione al dovere che sottrae spazio al senso e all’essenza della vita, a quelle esperienze affettive personali o sociali davvero importanti, di cui ci si rende conto a posteriori. E magari proprio nei momenti più duri ci si rende conto di quanto sono state tralasciate queste esperienze. 

Nei momenti duri, quando manca davvero il tempo, avvengono non di rado incredibili prese di coscienza, rispetto a cosa è davvero importante e a quanto, a volte, gli si è dato poco spazio. Perché finché si ha tempo ci si permette di non avere tempo proprio per quelle cose importanti, che danno sostanza e nutrimento alla vita e che vanno al di là del meccanicismo quotidiano o dei futili riconoscimenti egoici.

Quanti battiti d’ali stiamo cogliendo o stiamo spezzando adesso? E per cosa?

Possiamo provare a guardare tutto da una maggiore distanza lasciando che si mostri, sul nostro piatto della bilancia, ciò che ha davvero senso per noi e che magari ci illudiamo di avere il tempo per posticiparlo.
La valenza di ciò che è davvero importante può mostrarsi a noi quanto più entriamo in un silenzio mentale che permette di contattarci dentro. Per contattarci, occorre confinare i nostri piloti automatici mentali e le zone di comfort che omologano la qualità delle nostre giornate, facendole sembrare una uguale all’altra, piene di pratiche da sbrigare. Quanto più le giornate si riducono a questo, tanto meno ci sarà da ricordare del proprio passato, per il fatto che é stato poco vissuto ..poco vissuto profondamente. 

La valenza di ciò che è davvero importante può presentarsi, inoltre, nel momento in cui siamo liberi dall’ottundimento dei social e del virtuale, ossia in un momento di maggiore centratura in noi. In questi momenti possiamo riconoscere più nitidamente cosa è importante e di cosa abbiamo davvero bisogno. Può essere un saluto o un momento con una persona, oppure rallentare e fermare la macchina quando una farfalla sta attraversando la strada.

Altro grande ostacolo a queste occasioni vitali e al senso, sono le paure: la paura di non farcela, del giudizio, del sentirsi inadeguati o in difetto.. che ci fanno retrocedere alla vita e che rischiano di confinarci a uno stato di “sopravvivenza”, nutrendo la rassegnazione. La rassegnazione è il disconoscimento della realtà che siamo vivi; e del fatto che, essendo vivi, possiamo darci la possibilità di.. 
Tra le emozioni inibenti, che fanno retrocedere, oltre alla paura, ci possono essere la vergogna e il senso di colpa.. emozioni che certamente hanno il loro senso e il loro diritto di esistere, ma che diventano invalidanti quando vanno a braccetto con il giudizio verso di noi. Allora possono immobilizzare e possono silenziare i vitali battiti d'ali quotidiani che si liberano quotidianamente davanti a noi ..o che si potrebbero liberare dentro di noi. Queste emozioni, quando invalidanti, ci privano del nostro nutrimento vitale quotidiano. 

Intanto, nel mondo reale, il moto vitale e naturale continua. Possiamo coglierlo e farne parte in ogni momento, nella misura in cui ci permettiamo di aprire lo sguardo al presente: fermarci, radicarci, inspirare la vita e lasciar andare le tensioni mentali. Allora potremo passare dal pensiero di ciò che ci manca alla realtà di ciò che ora stiamo assaporando e che si smuove in noi e intorno a noi. Potremo passare dall'illusione di avere il tempo per rimandare al fatto di prenderci quel tempo di vivere.




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