IL FASCINO DELLE LUSINGHE E DELLE AFFABULAZIONI. COSA VIENE PRIMA DEL: 'SE LO CONOSCI LO EVITI'.

Quando si arriva da situazioni famigliari abusanti psicologicamente, non è detto che da adulti si riesca a riconoscere una relazione abusante, se si è normalizzato un certo abuso psicologico (false promesse, inaffidabilità, colpevolizzazioni, richiesta di soddisfare aspettative che non tengono conto dei bisogni dell'altro, accollo di responsabilità, ambiguità nella relazione, ribaltamento della realtà, vittimismo, negazione, manipolazione, triangolazione, ricatti anche indiretti alla propria libertà,...). Ma avendo riflettuto e consapevolizzato, si può essere invece in grado di riconoscere molto bene un potenziale partner abusante. E qui il punto non è: se lo riconosci lo eviti, ma si tratta di risolvere/rinunciare/resistere a un proprio bisogno (onnipotente e recondito) che può essere avvertito come un'eccitante tentazione: con me cambierà / con me si innamorerà veramente / questa volta sarà diverso / io lo salverò, gli farò capire tante cose / perché devo privarmi di questo?! E’ così eccitante / sento che posso comprendere più di chiunque altro la sua fragilità..

Queste situazioni vanno a braccetto con l’illusione che il cambiamento avvenga dall'esterno o, in altre parole, che la soluzione sia cambiare l'esterno (l’altro). E’ un sentire questo che emerge come un moto spontaneo, a volte quasi come una missione, che va in realtà a invalidare la propria possibilità di cambiare le direzioni conosciute. Non è altruismo, ma difficoltà a uscire da un ruolo conosciuto.

L’altro, inizialmente eccitante ecc., a un certo punto mostra con maggior evidenza comportamenti abusanti psicologicamente. E se la mente cosciente dice non l’avrei immaginato, spesso il proprio inconscio aveva riconosciuto in partenza questa situazione.

In ambito relazionale, é abbastanza illusorio credere che il cambiamento avvenga dall’esterno. Per esempio: partendo da una storia personale di deprivazione affettiva e di abusi psicologici, é abbastanza illusorio credere che l’amore possa arrivare come un fulmine a ciel sereno, senza che si sia avviato alcun processo di cambiamento interiore (un cambiamento che coinvolge i sensori che si attivano dentro di sé quando si incontra una persona).

Nell’illusione che l’altro cambi o di poterlo salvare o che il cambiamento avvenga dall’esterno si annida la convinzione di poter riprendere il filo della propria storia passata interrotta, per darle un lieto fine, una fine diversa da quella che è stata. Ma il passato non si può cambiare, non gli si può appiccicare un lieto fine che non c'è stato. Il passato si può solo accettare come realtà quale è stata. E’ proprio accettando la realtà di ciò che è stato che la si può lasciar andare e che ci si può permettere di vivere un presente differente. Questo comporta l'attraversamento del dolore dato dalla presa di coscienza della realtà passata. E’ dolorosissimo prendere atto di quanto non si sia stati amati, ascoltati e rispettati in una certa misura, di quanto proprio chi doveva prendersi cura di noi ha capovolto i ruoli chiedendoci invece di darci. Ma questa amara presa di coscienza permette di riconoscere l’entità delle proprie ferite, prendersene cura e dare loro modo di cicatrizzarsi, affinché non continuino a sanguinare nel presente. Il filo da riprendere è l'amore interrotto che è mancato a sé e che ora ci si può donare.

Per chi è stato abusato, il punto è riconoscere la valenza della tentazione e dell'eccitamento che si può sentire di fronte a persone che ripropongono, con il loro comportamento, uno stile abusante, quindi conosciuto e famigliare, in quanto lasciandosi dirigere da questa attivazione fisiologica e affettiva si imbocca la stessa strada del passato e non ci si permette di dare una direzione diversa alla propria vita.


FARFALLE NELLO STOMACO

In quelle farfalle nello stomaco, che si avvertono di fronte a una persona con uno stile di comportamento abusante, potrebbe non esserci un genuino innamoramento o infatuazione, ma la potenza della proiezione, ossia in quelle sensazioni echeggia la relazione con persone significative abusanti del proprio passato. Allora non è innamoramento, ma un’irresistibile nostalgia di un passato che non è mai stato

Le farfalle nello stomaco potrebbero parlare, per esempio, della sensazione che si avverte di mancata sicurezza e mancata possibilità di fare affidamento sull'altro, nonostante le sue false promesse, per cui quando l'altro c'è si accende l'illusione della promessa che aumenta l'eccitazione, in un saliscendi di adrenalina e neurormoni che fanno sentire vivi. Questo sentire può allacciarsi alle relazioni passate poco sicure, poco contenitive e poco affidabili alle quali si è stati abituati, a montagne russe affettive alle quali si è stati sottoposti nell'infanzia, ma anche a situazioni di mancato riconoscimento. Quando si è ricevuto poco riconoscimento e poco amore stabile e profondo, si può essere più sensibili a lusinghe e affabulazioni, che fanno sentire visti, vivi, speciali.

Ascoltare come si presentano le farfalle nello stomaco può essere un buon modo per capire meglio chi si ha davanti. E così osservare il proprio modo di fantasticare e che cosa và a nutrire di sé, può essere un modo per comprendersi meglio e per distinguere i propri bisogni di conferme al proprio ruolo da un genuino interesse verso l’altro. 


CONVINZIONI INVALIDANTI

Il mancato riconoscimento e l’abuso psicologico nella propria infanzia possono portare a strutturare una parte, dentro di sé, per la quale risulta inconcepibile essere amabili, così per come si è. Si crede allora di poter essere visti e desiderati solo se ci si pone in un certo modo o si crede di doversi accontentare di una relazione in cui non si ama o non si è amati o ci si ritrova a inseguire qualcuno che non corrisponde il proprio interesse o che non è coinvolto per davvero o che incanta con false promesse. In tutti questi casi, il prezzo da pagare è la rinuncia all’autenticità e alla pienezza della relazione: o l'altro si deve comportare in un certo modo (illusione e pretesa di cambiarlo) o dobbiamo comportarci noi in un certo modo per essere amati. Ci si adegua così a una relazione parziale; e si rifugge da una relazione piena, che metterebbe in gioco più totalmente. 

Infatti, sempre alla base del mancato riconoscimento e dell’abuso psicologico nella propria infanzia, può esserci la convinzione invalidante che se ci si mostrasse totalmente all'altro, lui/lei non ci vorrebbe, così come la convinzione irrazionale di non meritare un amore vero, profondo e stabile, che và a braccetto con la convinzione irrazionale che la possibilità di incontrare un amore vero sia a sé preclusa, mentre agli altri no.. quella sensazione recondita di essere difettosi rispetto agli altri. Invece, la convinzione che l’amore possa arrivare all’improvviso, come calato dall’alto, può essere vista come un’altra faccia della stessa medaglia.  

In tutti questi casi, il denominatore comune è il non darsi sufficiente riconoscimento e il non contemplare che qualsiasi reale cambiamento passa necessariamente da se stessi, ossia da un processo di ascolto, accoglienza e consapevolezza di sé. Più ci si impunta in queste convinzioni invalidanti e irrazionali e meno si è disponibili ad attivare un reale cambiamento e a prendere in mano il proprio potere personale; al contrario, si alimenta il vittimismo e si perpetua un abuso verso se stessi, ossia si lascia agìre una parte abusante dentro di sé, che continua a prendersi gioco del proprio tempo e della propria naturale dignità e valore. Allora, nonostante si riconosca l’abuso nell’altro, ci si dice: ancora una volta e poi smetto, oppure saprò gestire la situazione, ci sono nato

Ancora più in fondo delle convinzioni invalidanti, può esserci la paura di restare bloccati in una relazione profonda e stabile, che spaventa, alla luce delle relazioni passate che hanno creato sofferenza. Una paura a volte difficile da ammettere e da svelare.

Il punto primo, spesso, non è riconoscere il potenziale partner abusante per tutelarsi da una potenziale relazione tossica, ma riconoscere, a monte, le convinzioni invalidanti e il disamore che albergano dentro di sé (quando presenti) e che portano a sentirsi attratti da quel potenziale partner invece che da qualcun altro. Il punto è riuscire a prendersi cura di quella mancanza di amore e di quel vuoto affettivo; e generare dalla relazione con se stessi l'amore che, anche se in passato non si è ricevuto, si merita. 

Nella dimensione del disamore, alberga inoltre un'equazione invalidante, a volte inconscia: se io non merito amore vero e stabile, chi mi dà amore e attenzioni gratuite ha dei problemi/è noioso/nemmeno lui-lei vale come non valgo io. Quel 'noioso' potrebbe essere invece proprio la sorpresa, il nuovo che si affaccia sulla propria vita e che si può cogliere man mano che ci si permette di aprire i propri canali affettivi bloccati, per vivere cosa c'è al di là del conosciuto

La realtà è che oggi, da adulti, non si è più tenuti a dimostrare nulla per essere amati o per essere riconosciuti nel proprio valore fondamentale, nonostante si sia stati abituati a doverlo dimostrare nella propria infanzia. Ciò che occorre è riconoscere a se stessi questo valore naturale e questo amore: questo è il passaggio più significativo e complesso, che riguarda l'assunzione della propria naturale dignità, che un tempo è stata minata dal trauma di relazioni invalidanti e che viene ancora prima di qualsiasi diritto, in quanto essenza stessa dell'essere umano. 

Assumersi la propria naturale dignità e la propria naturale meritevolezza d'amore.


Ps. Piccola riflessione, a livello sociale: in questi anni si possono osservare le modifiche a documenti ufficiali dove la dignità viene ora riportata come un diritto. E in questi anni diversi diritti sono stati tolti o strumentalizzati. L'abuso, a livello sociale, ridefinisce e riscrive il significato di istanze fondamentali; da qui, la loro strumentalizzazione. Ma la dignità é essenza stessa dell'essere umano e viene quindi ancor prima di ogni diritto, perciò non può essere tolta o strumentalizzata.

Nulla di quanto scritto è stato estrapolato o ha richiesto l'uso dell'IA.


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