“Change your thoughts, and you change your world” Norman Vincent Peale.
Possiamo osservare come la SOFFERENZA si generi dalla RESISTENZA ai dolori della vita,
ai rumori/fastidi della vita,
dall’insopportazione della realtà nella sua totalità/integralità,
che quindi si dis-integra, si divide, per poter essere meglio tollerata (la realtà).
La tendenza a fuggire dal dolore non può che generare sofferenza (e mancanza di libertà).
Evitare non può che aumentare le pressioni percepite.
In preda alle strategie di evitamento ci si sente perseguitati.
La sofferenza si alimenta nel GIUDIZIO
che opera una scissione (una divisione) tra i diversi colori della vita,
cresce nell’intolleranza a diversi di questi “colori”.
La sofferenza può essere vista come incapacità di tenere insieme piaceri e dispiaceri;
inevitabilmente fanno entrambi parte dell’esistenza.
La sofferenza può essere quindi vista non tanto come il dolore in sé e per sé,
quanto come non accettazione del dolore inevitabile.
Per cui, si soffre moltissimo se ci si illude di poter evitare certi dolori,
se ci si illude di poter tagliare via una fetta di realtà,
se non si riesce ad accettare l’umana fragilità come parte della vita.
Messa in questi termini, appare chiaro come (anche) il “narcisismo” sia sofferenza,
nell'incapacità di sentire e di accogliere l'umanità del dolore e della fragilità.
La sofferenza si osserva anche nel trauma
e quindi in ciò che non è stato elaborato
o che non riesce a essere elaborato.
Ciò che ricorre, nella sofferenza, é la resistenza al dolore.
Quali antidoti/cure?
Il radicamento, per ristabilire la propria centratura e riportarsi al presente
Il confine, per osservare il tutto da una certa distanza, tanto da non andare in reazione
Il riconoscimento, l’osservazione e la disidentificazione dalla parte di sé intollerante, sofferente o traumatizzata, per poterla accogliere (come parte del proprio passato).
Grazie al confine, ossia grazie a una certa distanza, possiamo avvicinarci empaticamente al nostro inevitabile e umano dolore
e abbracciare e consolare quel bambino inascoltato dentro di noi.
Radicandoci, disidentificandoci e accogliendoci possiamo mettere un confine e possiamo meglio tollerare, comprendere e proseguire.
A questo proposito propongo la visione di THE FLY, un breve video significativo che non richiede l'aggiunta di parole -> https://youtu.be/dSsAEWkmBFU?si=2fpHBWfDXjHTkLAW

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